Italiano (Italia) Română (România)
venerdì, maggio 18, 2012
RIA2
CATEGORIE
 

Calendario culturale Minimize

Newsletter

 
Iscriviti alle news   
 

 
18

di Mihai Mircea Butcovan

Ancora una volta gli ultimi stupri di donne hanno riportato in primo piano, paradossalmente, invece del principio dell'inviolabilità del corpo e della mente delle donne, la questione della nazionalità dello stupratore. Di nuovo si pensa che la violenza sulle donne arrivi quasi esclusivamente con lo straniero, specialmente con il romeno, certamente meno «perbene» di quanto non sia lo stupratore italiano.

Ma urge una riflessione più ampia, prima di finire nelle solite semplificazioni che finora non hanno portato altro che dibattiti e provvedimenti emergenziali, raramente soluzioni concrete che possano invertire la tendenza a considerare la donna, quando non oggetto, comunque soggetto di diritti inferiori.

Perché il periodico «allarme stupri» è soltanto una parte di un più esteso «allarme sicurezza» a cui assistiamo da qualche anno nel Belpaese. Un «allarme sicurezza» che poi sembra giustificare spedizioni punitive e giustizia «fai da te» ma anche l'approvazione di misure restrittive della libertà delle persone in nome della libertà delle persone.

Ricevo in questi giorni molti messaggi di preoccupazione da parte di connazionali romeni. Hanno paura di... quelli che hanno paura e che «per paura», incendiano corpi, negozi, sentimenti e tutto quello che abbia a che fare con l'immigrazione. In questi giorni mi giungono anche molti messaggi di solidarietà. Arrivano da parte di alcuni connazionali italiani. Sono preoccupati per il futuro e per il crescendo dell'intensità di un vento razzista. E hanno loro stessi paura di quella gente che, ben ammaestrata da slogan politici e ben intontita dalla televisione, ha nuovamente paura dei romeni, dello straniero, dello sconosciuto. E forse anche del futuro.

L'efferatezza di certi delitti e di certe violenze non si discute. Ma dovremmo indignarci a prescindere dalla nazionalità dell'autore del reato. Anche quando lo stupratore arriva da cosiddette «famiglie perbene» italo-italiane. Anche quando la donna è molestata nelle case, nei luoghi di lavoro, nel linguaggio e nella «concessione di quote rosa». Mi risuonano ancora in mente le parole di una giovane italiana: «preferisco essere violentata da un italiano invece che da un marocchino».

Vedo in questi giorni alcuni cittadini italiani inclini a ronde di sicofanti, pronti a farsi giustizia da soli, propensi ai linciaggi in strada. Forse c'è la percezione di una giustizia che non funziona?

In Italia non e poi così infrequente vedere altri cittadini impedire alla polizia di eseguire il mandato d'arresto nei confronti di mafiosi o criminali. Forse c'è la percezione di una giustizia che non deve funzionare?

Alimentato da molti leader politici si sta elettrizzando il clima nei confronti degli immigrati. E allora si usano, un tanto al chilo, parole come extracomunitari, clandestini, immigrati, stranieri, romeni, rom, per fare paura e per distrarre l'opinione pubblica. Ma un giorno non basteranno più tali parole per giustificare il degrado progressivo di questo paese.

Sono anni che traduciamo la Costituzione italiana nelle lingue degli immigrati. Vogliamo che la imparino prima o meglio dei cittadini con diritto di voto? E congediamo ancora, con diritto di voto, maturandi italiani verso le università senza aver mai parlato loro della «Legge» per eccellenza. Però molti cittadini chiedono al governo leggi per la sicurezza. E sono lì ad applaudire a leggi che, qualcuno li ha convinti, assicureranno loro... sicurezza.

Nel paese c'è un problema sicurezza? Questo è legato in modo indissolubile agli immigrati e ai romeni? Penso che anche Roberto Saviano abbia un «problema sicurezza». C'entrano gli immigrati? C'entrano i romeni? Anche certi giudici, tutori della legalità, che si chiamavano Falcone e Borsellino, avevano un problema sicurezza. Anche i loro agenti di scorta avevano un problema sicurezza. Senza paura sono saltati per aria insieme ai giudici che proteggevano. Non certo dagli immigrati.

Spesso anche i poliziotti o i carabinieri, nell'eseguire arresti o mandati di perquisizione si ritrovano con un problema sicurezza quando gruppi di cittadini vogliono salvare, questa volta dall'arresto, delinquenti recidivi. Hanno più di un problema di sicurezza i lavoratori e le lavoratrici senza tutele che s'infortunano o muoiono sul luogo di lavoro, quel lavoro che fonda la repubblica democratica e che scompare sempre più nelle fauci di una crisi annunciata.

E nel frattempo la paura dilaga. L'allarme produce paura nei cittadini che poi apprezzano nuove misure per la propria sicurezza. Senza rendersi conto che dentro a quelle misure, che sembrano fatte per «arginare l'invasione degli immigrati», si celano restrizioni della loro stessa libertà. Si dovrebbe, certo, ripartire dalla legalità, questo ci ricordavano i giudici di cui sopra, questo suggeriva anche Roberto Saviano. Ma alcuni loro connazionali non l'hanno presa bene.

Sono costretto ancora a ricordare che la responsabilità è individuale prima di essere collettiva, che non si può condannare un intero popolo, non si possono criminalizzare tutte le persone accomunate dal caso di essere nati in un luogo piuttosto che in un altro, in un paese di benessere piuttosto che di disagio profondo.

Eppure si terrorizza un paese intero con l'allarme sicurezza che deriverebbe dalla presenza di stranieri in Italia. Di questo «terrorismo psicologico» e di questo uso della comunicazione pubblica dovremmo avere paura.

Gli immigrati: quando sono vittime si dimentica la loro nazionalità, quando sono carnefici la loro provenienza viene enfatizzata in modo strumentale. Di questo modo di fare informazione dovremmo avere paura. E reagire con la conoscenza reciproca, che richiede sforzo, spazi editoriali, vetrine e finestre aperte sull'altro. A partire dalle finestre aperte sulla nostra storia. Per non essere costretti a subirla nuovamente, nei suoi aspetti più drammatici. E per non farci più la guerra. Di quest'ultima dovremmo invece avere paura.

Ma pure i miei connazionali romeni dovrebbero ricordare i momenti in cui alcuni di loro chiedevano a gran voce ai giornali italiani di specificare che certi cittadini romeni autori di reato erano «rom». Li avevo avvertiti: sarebbero stati poi vittime dello stesso modus operandi suggerito ai mass media italiani. Che cosa sarebbe successo il giorno in cui i delinquenti sarebbero stati «romeni doc»? Non abbiamo dovuto aspettare molto per scoprirlo.

Gli ultimi provvedimenti in chiave sicurezza minacciano, questo sì, i valori fondamentali della Costituzione italiana. Non l'abbiamo ancora applicata per intero. Si muore ancora, con o senza scorta, per difenderne i valori e già vogliamo cambiarla. Di quest'ultima prospettiva dovremmo avere molta paura.

fonte: www.ilmanifesto.it

articolo pubblicato il 17 febbraio 2009

Articolo letto 1100 volte : Commenti (5) RSS comment feed

Commenti

mercoledì 18 febbraio 2009 19.47
Sempre se sucede la stesa cosa: MANIPOLARE DI GENTE CON TV, RADIO! Pensa te de 2 volte ! Articolo ce straordinario, ma sono persone TANTE che non legere...
# Ingrid Coman
giovedì 19 febbraio 2009 11.25
Straordinaria, lucida analisi di un quadro sociale triste e preoccupante.
Complimenti Mihai. Ottimo lavoro.
# Andreea
domenica 22 febbraio 2009 19.57
Un ottimo articolo.
Ma sinceramente, in questo momento, mi vergogno di essere romena. Non so cosa sia successo nella mente di tutti quei romeni disperati di sfogare la loro rabbia sul corpo di altre persone, come degli animali predatori sulle loro prede. Non riesco ad immaginare in quale stato di disperazione sono arrivati... ho paura dei miei connazionali. Mi dispiace dirlo, ma è così.
La societa' di oggi mi fa paura ogni giorno di più.
giovedì 26 febbraio 2009 17.29
L' articolo è ottimo con la sola eccezione di una contraddizione nei termini. Non sono stati i romeni a chiedere che si precisasse sui media l' appartenenza etnica dei malfattori. Questa - una trovata che ormai conta molti anni - è una abietta e grossolana mistificazione di RAIUNO e di altri mezzi di stampa della Penisola, altrettanto rigurgitanti di "deontologia" professionale del cavolo. Da oltre cinque anni, la nostra identità è sistematicamente oltragiata, usurpata. Si fanno vedere sui teleschermi e sui giornali schifosi campi nomadi e sono attribuiti ai romeni, si presentano delitti orrendi commessi da nomadi o da altri criminali di diversa etnia e cittadinanza e quelle malefatte sono attribuite ai romeni. Vedi i casi Marko Ahmetovici, Bruno Radoslavljevici, Racz, Lojos, Mailat etc. Ricordate il cretino che aveva inscenato il proprio rapimento, raccontando ai carabinieri di essere stato vittima di... rapitori romeni? Naturalmente, i carabinieri avevano subito capito il trucco.
Arrivati a questo punto, non c' era più verso: si doveva chiedere alle redazioni che non sia più attribuita ai romeni l' identità di chi romeno non lo è per niente.
Forse stasera o domani sentiremo al TG1 che perfino i congiurati che assassinarono Giulio Cesare erano - si capisce - tutti romeni. Marco Giunio Bruto, il diletto familiare della vittima, compreso.
IN SEGUITO ALLE SDEGNATE ED IMMEDIATE PROTESTE DI GOVERNI E DI TANTE ASSOCIAZIONI DEI BALCANI, E` STATA ADOTTATA, DA CIRCA UN DECENNIO, LA FORMULA "NOMADE PROVENIENTE DALLO SPAZIO EX JUGOSLAVO" per definire i delinquenti zingari originari di quella zona.
AVETE MAI SENTITO DI UNA FORTE PROTESTA UFFICIALE DI SOMMO RANGO FATTA DALLE AUTORITA` BUCARESTINE, per attirare l' attenzione del mondo intero sulla suddetta usurpazione identitaria? Ecco perchè contro i romeni si è messa in opera - da oltre un quinquennio - la manipolazione menzionata, che ormai si sta volgendo contro i perpetratori e - purtroppo - attira il vivo disprezzo dell' opinione pubblica mondiale verso TUTTI gli italiani, percepiti quali semianalfabeti (incapaci di capire anche a livello giornalistico che etnia e cittadinanza sono realtà ben diverse una dall' altra), falsari della storia, pedofili, manipolatori, mafiosi, xenofobi, trogloditi che si macchiano di atti di linciaggio, cioè soggetti irresponsabili da mandare allo zoo. In gabbia, certo. Morale: chi generalizza e falsifica la verità ne sarà la successiva vittima.
Eppure i miei amici italiani hanno ottima cultura, educazione splendida, sono persone stimatissime. Non meritano essere giudicati secondo l' ottica dei mistificatori, per i quali si può riscrivere la storia a piacimento, si può addirittura attribuire l' identità di un antico popolo europeo ad una popolazione asiatica appassionata del nomadismo primitivo e che trova confacente la vita da fuorilegge. Si può generalizzare in tutto? Certo che no! Qualche felice eccezione esiste perfino fra gli zingari che si comportano da persone civili e meritano tutto il rispetto. Ma intanto, l' EFFETTO BOOMERANG GIA` SI FA SENTIRE contro gli italiani. La macchia non potrà scomparire presto, nè facilmente. Chi semina vento...
Con un senso di umiliazione indescrivibile, tre settimane fa ho dovuto insegnare agli studenti in partenza per alcune celebri università italiane come evitare di essere linciati da imbecilli pieni di tatuaggi, piercing, imbottiti di droghe, alcool ecc., precisando loro che l' Italia vera sia - sicuramente - ben altra cosa. Non escludo che, fra un anno, si trovino a malapena dei candidati vogliosi di borse di studio in Italia.

- Alla signora o signorina Andreea, che firma un precedente intervento:
Cara, sei blasfema, in quanto è Dio a scegliere per ciascuno il momento e il posto della nostra venuta al mondo e i genitori da cui nasciamo. Rinnegare il sangue che hai nelle vene diventa una sfida imperdonabile contro il Creatore. IO VADO FIERA DI ESSERE ROMENA. Da sempre. Forse anche per questo godo della stima di molta gente eccezionale, che apprezza solo le persone che tengono alla propria dignità e a quella della propria stirpe. La paura si può superare agendo in senso morale, tenendo la propria coscienza a posto.

- Invece chi firma Cosmin Sultan si astenga dallo scrivere in una lingua che non conosce. Avrebbe fatto ottima figura con tutti scrivendo in un romeno corretto, che ogni italiano acculturato capisce.
# Andreea
venerdì 27 febbraio 2009 14.17
Alla Signora Viorica Balteanu: Il fatto di avermi scritto: "cara, sei blasfema" lo prendo come un insulto da parte Sua. Forse Lei ha preso troppo "ad litteram" le mie parole. Non ho mai rinnegato di essere nata dai genitori romeni in un paese così meraviglioso come la Romania. In questo momento mi sento in imbarazzo a vedere le smorfie sui visi italiani alla risposta: "vengo dalla Romania". Non volevo dire nient'altro nel mio commento; non volevo insultare nessuno.
Presupongo che Lei. in questo momento, non sia a contatto diretto con il popolo italiano per poter vedere la rabbia di certe persone e dover rispondere a domande come: " da quale stato di miseria si arriva per commettere certi misfatti ? "
Io sono una studentessa universitaria a Milano, e per noi studenti romeni, è molto più difficile trovare tra i giovani italiani influenzati dalla mass-media, dei veri amici che sappiano comprendere la situazione e guardare aldilà della superficialità.

Colgo l'occasione per mandarLe i miei distinti saluti.

Scrivi Commento

Only registered users may post comments.
  Print  

Copyright © 2008 - Centro Culturale Italo-Romeno di Milano
Gallerie foto Chi siamo

Gallerie video Contattaci
 infoculturaromena@gmail.com   Redazione
Da visitare anche... Minimize
Associazione Sociale Culturale Rumena Italiana di Livorno
Associazione Sociale Culturale
Rumena Italiana di Livorno
 

Copyright 2008-2012 by Cultura Romena