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Constantin Brancusi (1876-1957)


Palazzo Reale di Milano dal 15 ottobre 2009 ospita le sue opere alla mostra “FUTURISMO 100 anni”.

Diana Pavel CASSESE


Constantin Brâncuşi, nasce a Hobitza, un villaggio romeno in distretto di Gorj, il 19 febbraio 1876. Studia Arte alla Scuola di Arti e Mestieri di Craiova (1894-1898) e alla Scuola di Belle Arti di Bucarest (1898-1901). Desideroso di continuare la propria educazione artistica si reca a Parigi, nel 1904, e si iscrive all'Ecole des Beaux-Arts nel 1905. L'anno seguente partecipa con alcune sculture al Salon d'Automne dove incontra Auguste Rodin. Subito dopo il 1907 ha inizio la sua maturità artistica. Stabilitosi a Parigi, lo scultore mantiene stretti contatti con la Romania, ritornandovi frequentemente ed esponendo a Bucarest quasi ogni anno. A Parigi i suoi amici sono Amedeo Modigliani, Fernand Léger, Henri Matisse, Marcel Duchamp e Henri Rousseau. Nel 1913 cinque sculture di Brâncuşi sono presenti alla “Armory Show” a New York. Nel 1914 Alfred Stieglitz allestisce la prima personale dell'opera di Brâncuşi nella sua galleria "291" a New York.Brâncuşi non è mai stato membro di un movimento artistico organizzato, sebbene all’inizio degli anni ‘20 frequenti Tristan Tzara (romeno naturalizzato francese) e molti altri dadaisti. Nel 1921 la rivista letteraria “The Little Review” gli dedica un numero speciale. Nel 1926 si reca due volte negli Stati Uniti per presenziare alle personali allestite presso la Wildensteine e la Brummer Gallery di New York. L'anno seguente è coinvolto in un processo promosso dalle Dogane degli Stati Uniti per stabilire se la sua scultura “Uccello nello spazio” fosse soggetta ad imposta in quanto manufatto o dovesse essere considerata un’opera d’arte. Nel 1928 la corte decide che si tratta di opera d'arte. Negli anni '30 l'artista compie numerosi viaggi, visitando l'India, l'Egitto e i paesi europei. Nel 1935 riceve l'incarico di realizzare un monumento ai caduti per il parco di Târgu Jiu in Romania e progetta un insieme di sculture che comprende portali (“Il portale del bacio”/ Poarta sărutului), tavoli (“La tavola del silenzio” / Masa tăcerii), sgabelli e una “Colonna senza fine”. Trasfigurando le mitologie del suo spazio di origine nella “Saggezza della terra” (Cuminţenia pământului) e nella “Signorina Pogany” (Domnişoara Pogany) o nelle raffigurazioni dell’uccello-magico “Măiastră” che l’hanno accompagnato fin dall’inizio del suo percorso artistico, ma soprattutto trasfigurando la storia dei propri simili e il loro sacrificio in libertà, un sacrificio cui ha voluto recare uno degli omaggi più toccanti e più profondamente umani che l’arte abbia conosciuto – qual è il “sentiero degli eroi” eretto nel 1937 a Târgu Jiu, nella regione natale di Gorj – Brâncuşi incarna in maniera davvero esemplare la propensione verso l’universale della cultura romena, come già Eminescu – l’ultimo grande poeta romantico europeo – come lo storico romeno Nicolae Iorga, come tutti coloro che, anonimi o celebri, hanno portato nel patrimonio inesauribile del mondo la testimonianza del loro sforzo e del genio. Dopo il 1939 Brâncuşi lavora da solo a Parigi. Porta a termine la sua ultima scultura, il gesso “Grand coq”, nel 1949. Nel 1952 ottiene la cittadinanza francese. Il catalogo di una esposizione newyorkese del 1936 l’ha definito come “il più grande scultore dell’epoca moderna”. Brâncuşi muore a Parigi il 16 marzo 1957. Su questo artista geniale che ci invidiano tutti Carola Giedion-Welcker ha scritto una monografia (“Constantin Brâncuşi”, Verlag, Basel, 1958, tradotta in romeno dalla casa editrice Meridiane, Bucarest, 1981) che ha fatto conoscere Brâncuşi alla coscienza critica mondiale, attirando l’attenzione sul “salto in una zona assolutamente nuova dell’espressione formale e spirituale” che la sua scultura realizza. Lazăr Şăineanu ha sintetizzato così l’arte brancusiana: “arte con radici nella creazione di tipo folclore, indirizzata verso la stilizzazione, astrazione, simbolo”(Dizionario, 1995, p. 39). Secondo Renato Barilli (“L’arte contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze”, 2005, p.118) “Un altro degli elementi caratteristici e inconfondibili dell’arte brancusiana è nella genialità e originalità dei piedestalli, degli zoccoli da cui svettano le sue “essenze”; ma tra queste e quelli si sviluppa un apparato di formazioni intermedie che vengono sciogliendo, spianando le curve o i tratti icastici delle figure, riportandole così passo passo alla generalità incontrastata di motivi aniconici puramente plastici, privi di intenti rappresentativi.”
Tante delle sue opere possono essere ammirate al Palazzo Reale di Milano, cominciando dal 15 ottobre 2009 (mostra “FUTURISMO 100 anni”).Constantin Brancusi (1876-1957).
Palazzo Reale di Milano dal 15 ottobre 2009 ospita le sue opere alla mostra “FUTURISMO 100 anni”.

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Commenti

# geo vasile
6 aprilie 2009 10:48
Presentazione sintetica, invitante e al tempo stesso esauriente dell'artista romeno BRANCUSI, bravissima l'autrice che ha saputo rivolgersi ai lettori italiani che forse non ne sapevano niente, ma anche ai romeni che avranno l'unica occasione di vedere tale mostra in ottobre (centenario del futurismo) eccezionale a Milano che ci sia data forse solo una volta nella vita. Beati noi nel caso di Brancusi, che è ancora considerato uno scultore romeno, a differenza del francofono Eugene Ionesco che sua figlia, Marie-France, quale unica erede del grande drammmaturgo romeno ha interdetto ogni rappresentazione in lingua romena in Romania dele commedie di Suo padre. L'assurdo chiama l'assurdo....
14 aprilie 2009 15:13
Bell'articolo, complimenti all'autrice!
Aggiungerei che - ormai anziano e sofferente - esattamente come aveva fatto poco prima di lui George Enescu, Brancusi si era rivolto al famigerato pezzo grosso comunista Dr. Petru Groza. Voleva poter tornare a casa, per morire fra i suoi, nella natia Hobita. Ebbe il medesimo NO, che Enescu aveva avuto all'inizio degli anni '50 del Novecento. Tanto per capire "l'umanità" dei bolscevichi. Vale sapere queste cose soprattutto adesso che i bessarabi soffrono tanto per motivi analoghi. Speriamo che il buon Dio aiuti tutti coloro che piangono vedendo negata loro la libertà.

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