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di Violeta P. POPESCU

Ciascun esiliato è un Ulisse verso Itaca.
Ciascun’esistenza reale riproduce l’Odissea,
il cammino verso Itaca, verso il Centro.

Mircea Eliade

Il presente lavoro non si propone di presentare il fenomeno dell’immigrazione romena in Italia nella sua complessità, ma desidera tentare un breve sguardo agli aspetti culturali promossi, in modo particolare, dall'élite immigrante romena, nel contesto storico causato dai cambiamenti politici dopo la seconda guerra mondiale in Romania.

L’immigrazione, oppure la diaspora, rappresenta una coordinata fondamentale della storia presente, passata e futura dei romeni, che urge di essere scritta e conosciuta sia da quelli che si trovano fuori della loro patria, sia da quelli rimasti nel paese d’origine. Nell’accettazione comune si considera che termini come esilio, immigrazione o diaspora fanno riferimento ad una categoria d’individui che per motivi molto diversi tra loro si trovano fuori del loro paese natale in un (in)determinato periodo di tempo (Cezar Dobre, Gheorghe Zbuchea – Diaspora romaneasca; pagini de istorie, Editura Lucman, Bucuresti 2003).

L’ampio processo dell’immigrazione, nella sua fenomenologia, ha una sfera larga d’elementi da valutare tra i quali abbiamo evidenziato: le cause e le definizioni, i periodi, le aree geografiche, le ideologie, i gruppi e le attività svolte, il canone letterario e tanti altri meno differenti. E’ un fatto certo che l’esilio romeno in Italia ha già una storia propria. Negli ultimi anni, l’attività di ricerca sull’esilio si è intensificata, sono stati pubblicati dei studi che hanno contribuito ad una comprensibilità approfondita di questo fenomeno considerato da più prospettive: storica, letteraria, sociologica ecc. Esilio, immigrazione o diaspora sono termini che esprimono un modo di vita di una persona che vive in un’ altro paese che quello d’origine, di solito un modo estremo, causato in principale della libertà censurata d’esprimersi e affermarsi nella sfera pubblica.

Con il piccolo volume abbiamo iniziato uno studio sintetico e generale che vorrebbe evidenziare alcuni aspetti dell'immigrazione romena in Italia, in modo particolare i risorti culturali ereditati dalla generazione precedente d’immigrati, per ridare un quadro generale di questo fenomeno molto fertile per le ricerche future.

Di conseguenza, il volume si presenta come un tentativo di ricostituzione della cosi detta seconda Romania, come è stata denominata la diaspora romena, una Romania fuori dai suoi confini, che a partire dalla seconda guerra mondiale si fa rimarcata per la sua lotta contro ogni forma di oppressione sociale. Lo scoppio della seconda guerra mondiale ha causato una frattura che ha avuto come conseguenza l’inizio di un’immigrazione romena importante come numero, immigranti che una volta allontanati dai regimi oppressivi si sono separati da quelli dentro le mura… in fine, due Romanie, generate da contesti diversi, da mentalità diverse delle persone, influenzate, senza dubbio, dal medio sociale diverso in cui hanno vissuto.

La frasi edoniste di Cicerone patria ubi bene (patria è la dove si trova bene) ci porre davanti ad una formula che non si propone in maniera esclusivamente materialista, ma punge oltre questo andare alla ricerca di un posto dove non si è privi soprattutto di libertà e di valori spirituali. La ricerca di un mondo migliore, che corrispondesse ai desideri perenni di giustizia e libertà, costituisce un diritto intrinseco dell’individuo che sia libero a scegliere il posto che rappresenta meglio le sue aspirazioni. La storia ha creato anche dei contesti sfavorevoli: la privazione della libertà, il terrore, la paura, hanno obbligato le persone ad andare a cercarli altrove. Possiamo concludere che ogni epoca storica ha avuto la sua diaspora, variabile come numero, aggiungendo che il sogno di andare ad esplorare nuovi spazi fa parte della natura stessa dell’uomo.

Il punto centrale del libro fa riferimento proprio a questo contesto sfavorevole, successivo alla seconda guerra mondiale, quando una grande parte degli intellettuali romeni sono stati costretti ad immigrare. La boutade di Cicerone ha bisogno di un’estensione: esiste anche una dimensione dolorosa dell’esilio – la nostalgia delle origini, del luogo dove abbiamo visto per la prima volta la luce del giorno, dove abbiamo passato l’infanzia e abbiamo scoperto il mondo. Da un lato, si configura l’idea della libertà materiale e spirituale, dall’altro, quello di una nostalgia infinita. A partire da qui, sono generate delle tipologie diverse d’immigranti, ciascuna con le proprie caratteristiche. I romeni, come popolo, non fanno eccezione di classifica. Una storia approfondita dell’esilio non è stata ancora scritta, nonostante i vari elementi che possono delimitare le linee generali.

L’immigrazione deve essere vista come un insieme composto di due categorie nettamente distinte: quella rappresentando il vecchio esilio – i romeni integrati nell’Occidente da tanti anni, e quello recente – dopo la Rivoluzione romena del 1989, generata da fattori soprattutto economici. La stessa divisione è stata individuata anche da studiosi – sociologi e storici – nelle pubblicazioni post-dicembre 1989, distinguendo una generazione d’esiliati dopo la seconda guerra, quando il regime diventava più restrittivo da un anno all’altro. Questo periodo richiede un’attenzione particolare grazie alla complessità dei problemi che lo caratterizzano. Il processo dell’esilio dopo la seconda guerra mondiale presenta un particolare interesse per la complessità dei problemi che lo definiscono e per l’appartenenza alla storia recente. Nonostante il fenomeno può essere considerato storicamente finito, attraverso le sue conseguenze, ancora in trasformazione, rimane un fenomeno vivo. La materia prima dell’esilio ha ancora da transitare un lungo percorso di decentramenti, ricomposizioni e mutamenti fine ad una collocazione più stabile e individualizzata. Il pericolo fondamentale nelle ricerche e gli studi sull’esilio è quello della creazione dei miti. La tentazione di presentare al lettore un basamento già popolato di figure importanti compromette la valutazione delle altre possibili personalità non ancora conosciute. La principale causa di questo diffuso fenomeno consiste nei vari disguidi nel trattamento d’elementi da tener in considerazione, quando si procede ad un'analisi sistematica. Né la letteratura nazionale, né quella dell'esilio non hanno la supremazia per configurare il canone letterario. Su quest’argomento si sono creati tanti dibattiti tra gli intellettuali, che hanno originato delle polemiche culturali, sensibilizzando l'opinione pubblica sul concetto dell'esilio (Georgeta Orian, Exilul romanesc dupa al II-lea razboi mondial: literatura,  publicatii, raporturi, Universitatea 1 Decembrie Alba Iulia www.uab.ro/reviste_recunoscute/philologica/philologica_2003/17)

La Romania post-rivoluzionaria ha conosciuto diverse tendenze nello studio del fenomeno dell'esilio. Sono stati fondati vari istituti di ricerca, case editrici, si sono pubblicati diversi volumi di memorie, lettere, con una particolare attenzione accordata alla qualità letteraria di questi testi. Nel  2003, a Bucarest si è costituito l'Istituto Nazionale per la Memoria dell'Esilio Romeno, l'istituzione culturale sotto il patrocinio del Re Michele I. Questo istituto ha come obbiettivo il raccoglimento e lo studio dei documenti diffusi dovunque nel mondo per contribuire al recupero di un segmento della storia romena che era in pericolo di essere dimenticata o persa. L’esilio romeno del dopoguerra ha contribuito al risveglio e alla diffusione d'ideali democratici, impossibili da portare alla luce sotto la cortina comunista. Adesso, in Romania, assistiamo ad una vera rinascita editoriale riguardando la letteratura dell’esilio, con lo scopo di scoprire e valorizzare queste personalità notte. Essi si sono rimarcati, oltre alla lotta di classe contro ogni privazione di libertà, anche perché hanno preservato l’identità romena, formando delle vere comunità che si sono opposte all’ideologia comunista. Perciò, l’esilio ha avuto anche un ruolo storico molto importante e consolidato nel tempo.

La storia è sincopata e l’identificazione di un momento primario dell’esilio romeno sembra azzardante. Tuttavia, si considera come incipit, per ragioni d’avanguardia, la generazione del  '48. Essi erano dei grandi patrioti romeni, come i Bratieni, i Golesti, Ion Heliade Radulescu, C.A. Rosetti, Nicolae Balcescu che hanno contribuito in maniera decisiva alla formazione dello stato romeno moderno. Più tardi, nel XIX-imo secolo, arrivano i primi esiliati romeni, nel senso moderno del termine, che si trovano in un numero più consistente nella capitale francese, Parigi, in un contesto rivoluzionario che e stato nominato la primavera dei popoli. I giovani studenti e borghesi romeni hanno formato un piccolo gruppo d’esiliati che si sono perfettamente integrati nel nuovo mondo intellettuale europeo e sono rimasti nella storia nazionale per il loro coinvolgimento nella creazione dello stato romeno moderno: Alexandru Ioan Cuza, C.A. Rosetti, Mihail Kogalniceanu, Bratianu (Cezar Dobre, Gheorghe Zbuchea, idem).

Non posso trascurare un caso emblematico per quanto riguarda il destino di uno immigrante in Italia, un esilio forzato, vissuto dal grande storico e patriota Nicolae Balcescu. Nel contesto malversante dell’epoca, la figura di Nicolae Balcescu si distingue non solamente per la concezione della sua opera I romeni sotto la guida del principe Michele il Bravo (Romanii supt Mihai Voievod Viteazul) ma anche per la sua amichevolezza ed apertura alle personalità culturali italiani. Dopo la sconfitta della rivoluzione romena, lui è stato esiliato, diventando subito il ramino dei romeni nelle terre dell’Italia. Arrestato dalle autorità dell’Impero Ottomano che ha fatto sconfiggere la Rivoluzione, riesce a liberarsi, scappando in Transilvania, essendo poi espulso dalle autorità asburgiche. Nel 1849 si trova à Budapest, cercando di negoziare un accordo romeno-ungherese, con i rivoluzionari ungheresi, però, dopo la firma dell’accordo, la rivoluzione ungherese è stata capovolta. Lui passa per Napoli e si ferma a Palermo, probabilmente anche per la clima mite che faceva bene alla sua malattia di tubercolosi, di quale soffriva dalla giovinezza. Balcescu è rimasto per qualche tempo à Palermo, attratto dalla ricchezza di documenti che ha trovato negli archivi e nella biblioteca della città. La nostalgia del proprio paese li faceva ancora più male che la povertà e la malattia. È morto il 29 di novembre 1852, in una stanza modesta, à l’età di 33 anni. È stato sepolto in una fossa comune dei poveri, insieme ad altri 20 poveri ignoti nel cimitero dei Capuccini.

I documenti parlano dei romeni stabiliti in Italia e registrano la loro presenza prima dell’inizio della prima guerra mondiale. L’idea di libertà, d’emancipazione, era molto importante per i romeni così come per gli italiani. Il periodo della prima guerra mondiale, l’alleanza con i Poteri Centrali, successivamente l’affiancamento all’ Antanta per l’unione della Transilvania, è stato un tumultuoso che ha fatto nascere un piccolo fenomeno migratorio verso l’Italia e la Francia. Proprio a causa dello scoppio della guerra, qualche centinaia di migliaia di romeni sono stati mobilizzati nell'esercito austro-ungherese contro i loro fratelli al di là dell’arco dei Carpati. I documenti consegnano che molti soldati, ordinanze e contadini hanno disertato. Quindi, verso la fine della guerra, in Italia si trovava un grosso numero di prigionieri romeni, almeno 18.000 secondo alcuni documenti, romeni e italiani. Loro erano sparsi attraverso diversi campi di concentramento dell'intero spazio italiano (Cezar Dobre, Gheorghe Zbuchea, idem).

Anche il periodo interbellico ha avuto i suoi gruppi d’immigranti, soprattutto tra i legionari dei tempi del Maresciallo Ion Antonescu. Dopo la conquista del potere dal Generale Ion Antonescu, e in particolare dopo la liquidazione della ribellione legionaria, tantissimi legionari hanno lasciato la loro patria.

seguirà la seconda parte

Articolo letto 1434 volte : Commenti (2) RSS comment feed

Commenti

# Diana
24 august 2009 13:38
buon "intervento" di mediazione culturale!
# Angela Gabriella Bercea
8 februarie 2010 22:30
Mi a placut foarte mult este foarte educativ acest articol. Complimenti. Grazie trovo questo articolo molto interessante educativo e di grande valore. E spiegato bene il fenomeno delle immigrazioni rumene verso gli altri paesi più lontani possibile come me negli USA. Ma la storia e ciclica. Per conoscere bene gli altri paesi e chi conduce il mondo , perché si fanno le guerre e chi le fa sulle spalle dei paesi piccoli , bisogna vivere queste esperienze, vivere questa esperienza dell' eterno esilio e una cosa indimenticabile non poter mettere radici in nessun altra terra. Ci sentiamo legati profondamente della nostra Romania e delle nostre tradizioni e nostri valori e poi la nostalgia dei ricordi d'infanzia e di tutto quelo che noi abbiamo lasciato dietro le nostre spalle. Forse dovremmo cercare di invertire la rota perché e arrivato il tempo anche per noi romeni di tornare a casa così come Ulisse quando torno in Itaca. Le nostre vite in giro per il mondo non e stato altro che una grande Odissea degna di essere scritta e pubblicata dagli soppravissuti.

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