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Carattere del dissenso romeno, Rapporto sulla dittatura comunista, a cura di Davide Zaffi

Con la conferenza di Helsinki inizia nei paesi comunisti l’epoca del dissenso basato sull’ideologia dei diritti umani (reso possibile anche da una minore inclinazione alla violenza dei regimi comunisti rispetto agli anni 50). E’ un’ideologia che si sottrae al confronto politico, di cui si ritiene che possa cominciare per davvero solo dopo che i diritti umani vengono rispettati concretamente. Nel campo comunista, tuttavia, dato il monopolio politico del partito unico, denunciare la mancata osservanza di quei diritti sanciti dalla costituzione era mettere sotto accusa il partito stesso e il sistema che si reggeva sull’autorità di quello. Il dissidente non puntava alla conquista il potere (anche se dopo il 1989 non furono rari i casi in cui questo avvenne) ma a rigenerare la società, a vivere la vita quotidiana ‘nella verità’ o almeno senza la costrizione, diretta o indiretta, a mentire.

Il dissidente, provando a tipologizzare questa figura, a) esprimeva pubblicamente le sue richieste, talora le sue puntuali critiche, b) apparteneva ad ambienti intellettuali, soprattutto di indirizzo letterario. Ora questa figura rimase un fenomeno “molto marginale” in Romania, potendosi in effetti applicarla ad un solo caso, il già citato Paul Goma.

Al contrario che in Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria o anche in Unione Sovietica, in Romania già negli anni 70 si cominciò ad intendere il dissenso in termini più sfumati. Per dissidente si riteneva la persona che rifiutava l’adulazione al capo e al partito, si asteneva dal coro, senza tuttavia passare alla fase della critica, della denuncia. Valeva come dissenso il non sostenere apertamente il regime e il regime, dal canto suo, tollerava senza strepito questo diafana protesta.

A parere del Rapporto il dissenso rumeno non ha avuto parte alcuna nella caduta del regime. Il suo minore grado di attività rispetto a quello di altri paesi, ha piuttosto contribuito a far sì che dopo il 1989 a Bucarest si siano installati al potere i rappresentanti di seconda linea del partito comunista e non gli oppositori al partito. I cambiamenti che ci si doveva aspettare dopo la caduta del regime sono stati perciò molto più dilazionati, esitanti e parziali in Romania che in Centro Europa.

Goma fu l’unico scrittore che dalla Romania nel marzo 1977 inviò pubblicamente una lettera di solidarietà a Kohout e agli altri autori di Charta 77. La lettera contiene passaggi che a distanza di 40 anni mantengono un indubbio valore interpretativo. Ad esempio: “Viviamo nello stesso campo, nello stesso Biafra (capitale: Mosca). Voi cechi e slovacchi avete avuto un 68, i polacchi un 56, un 71 e..un sempre. I tedeschi hanno avuto Berlino e hanno un Biermann. Noi rumeni non abbiamo simili punti di riferimento. Ma non sempre la sofferenza è direttamente proporzionale all’intensità del grido di rivolta. Voi siete sotto l’occupazione russa, noi rumeni ci troviamo sotto l’occupazione rumena, alla fin fine più dolorosa e efficace di una straniera…”. Dei due intellettuali che si affiancarono a Goma con la loro firma, due medici, uno ritrattò (Negoiţescu), l’altro (Vianu) aveva in tasca il passaporto per Israele. Nell’ottobre 1977 Goma fu costretto a lasciare la Romania e da allora vive in Francia. A parte Goma la dissidenza attiva si limita a ‘gesti isolati’ di poche persone coraggiose. Il Rapporto si chiede coma mai rimasero così poche, considerato condizioni di vita nel paese erano molto pesanti. Al quesito non sembra facile dare risposte soddisfacenti. Giocarono sicuramente un ruolo: la mancanza di correnti interne al partito che potesse incoraggiare qualche settore della società civile all’azione; l’appropriazione dell’ideologia nazionale compiuta con pieno successo da Ceauşescu, tanto che una critica al governo, sullo sfondo delle sue polemiche con Mosca, poteva essere fatta passare come un atto antipatriottico; una tradizionale subalternità della società civile rumena rispetto al potere politico; il lavoro capillare, efficiente e spietato della Securitate. Proprio per il ruolo che nel regime comunista svolse fino all’ultimo la polizia segreta, ad essa viene dedicato un capitolo del Rapporto che ne illustra a grandi linee l’operato, negando che sia mai esistita una Securitate protettiva accanto a quella repressiva, come invece taluno dopo il 1989 ha provato a sostenere. Anche quando il lavoro non aveva un esplicito indirizzo ideologico (cioè discreditare, compromettere, molestare e talora sopprimere persone non allineate al partito) e si concentrava sulla prevenzione di sabotaggi o di azioni criminose, la Securitate si lasciava sempre aperta l’opzione di sottointendere motivi politici ai potenziali infrattori. Particolarmente efficaci nel produrre demoralizzazione e mantenere l’apatia fra la popolazione erano i sistemi di reclutamento degli informatori (non di agenti o funzionari): non si ricorreva che in rari casi all’intimidazione diretta, che avrebbe reso le informazioni dubbie, ma piuttosto alla corruzione come poteva essere il dare la prospettiva di una promozione sul posto di lavoro o anche la concessione di piccoli vantaggi quali il permesso per un viaggio all’estero, il procurare medicine per un figlio malato, una macchina.

Paul Goma

Nato nel 1935 nel villaggio di Mana in Bessarabia (l’attuale Repubblica Moldova), Paul Goma frequenta l’università di Bucarest. Arrestato una prima volta per aver letto in pubblico un suo testo è processato econdannato a due anni di reclusione. Inviato al confino nel Baragan, riprende gli studi solo nel 1965. Vedendo i suoi romanzi continuamente rifiutati dalla censura li manda clandestinamente in Occidente, dove vengono pubblicati in Francia e Germania. Scrittore scomodo, nel 1977una lettera di solidarietà con Charta 77 gli vale l’arresto e l’accusadi alto tradimento. Liberato per le proteste internazionali, ècostretto all’esilio. Da allora vive a Parigi. Dal 1989 i suoi romanzi sono pubblicati anche in Romania.

FOTO: Il carcere di Sighet dove sono stati chiusi gli oposanti del regime; un luogo di sterminio per l'alta società del Paese.

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Commenti

# Angela Gabriella Bercea
giovedì 4 febbraio 2010 22.20
L'articolo del Prof . Zaffi e vero. Ho firmato anch'io la Magna Charta '77 e proprio grazie a questa iniziativa di Paul Goma sono stata costretta a l'esilio. La conferenza di Helsinki sui diritti dell' uomo nei paesi comunisti e stata decisiva per noi i dissidenti, la strata sociale di cultura di Bucarest. Ho un manoscritto da quasi 30 anni su tema " Esilio" e spero di pubblicarlo quando sara finito. Sono riconoscente a Paul Goma, lui e stato il mio mentore , my inspiration for freedom. Ho pagato un prezzo altissimo per questa liberta ma ne sono contenta che io possa lasciarvi qualcosa dietro, i miei libri quando veranno pubblicati per le future generazioni. Non si deve mai dimenticare "le chemin interdit" . Siamo stati costretti all'esilio .
lunedì 13 dicembre 2010 6.03
A parte Goma la dissidenza attiva si limita a ‘gesti isolati’ di poche persone coraggiose. Il Rapporto si chiede coma mai rimasero così poche, considerato condizioni di vita nel paese erano molto pesanti. Al quesito non sembra facile dare risposte soddisfacenti. Giocarono sicuramente un ruolo.

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