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05

Le Siberie dietro casa
Ingrid Beatrice Coman

Anni indietro, sentendo le notizie frammentarie e distorte che ci arrivavano sulle deportazioni, nomi di persone scomparse, pronunciati a voce bassa, timorosa, mischiati a nomi impronunciabili di remote località, che suonavano come altrettanti misteriosi inferni, pensavo: sono laggiù, in Siberia, in un posto coperto da neve e oblio, abbastanza lontano da non temere le sue vibrazioni sul nostro piccolo mondo incerto.

Questo senso di sconfinata lontananza ci consolava in qualche modo e acquietava le nostre paure. Se non altro il suo freddo senza scampo non poteva raggiungerci.

Ci sono voluti anni per capire quanto in realtà la temuta Siberia fosse vicina e quanto fosse facile finire nella sua pancia sempre affamata.

Già, perché in realtà ogni posto dimenticato da Dio e dagli uomini può diventare la Siberia di un popolo; non serve andare lontano nello spazio, basta andare fuori dallo sguardo di chi ti può ancora riconoscere e dalla memoria di chi ti può ancora ricordare.

Nel 1951, 40.000 persone, etichettate come “nemici del popolo”, venivano deportate dal regime comunista nel Baragan, la pianura più ostile della Romania, arida e sterile*, là dove “non crescono alberi, e le fontane  sono così lontane che puoi morire di sete a metà strada tra l’una e l’altra”, come diceva lo scrittore Panait Istrate. (Ciulinii Baraganului, I Cardi di Baragan)

In meno di 48 ore, 12.791 famiglie hanno dovuto lasciare le proprie case e mettersi in viaggio verso l’ignoto, ammassati come bestiame in vagoni merci e scaricati in mezzo al nulla. Molti di loro non fecero mai ritorno alle loro terre.

8.867 vagoni e camion sono stati utilizzati per trasportare i deportati. *

Stremante e infernale, il viaggio durò due settimane. Molti non ce la fecero e i loro corpi senza vita vennero scaricati lungo la strada. Quelli che ci arrivarono ancora vivi la raccontano come l’esperienza di chi approda su un pianeta sconosciuto.

“Avevo sei anni quando ci siamo arrivati, con i miei genitori e le due sorelle. Il villaggio era circondato da rubinie. Siamo stati deparassitati e portati a un palo con sopra un numero, il nostro.” ricorda Vasilica Aurel (66 anni).  Un altro contadino completa il suo ricordo: “Noi abbiamo ricevuto il palo numero 61 e ci hanno fatto vedere un palmo di terra attorno dove noi, genitori e nove bambini, dovevamo ricominciare una nuova vita.” *

Molti di loro non ce l’hanno fatta e sono morti poco dopo. Altri sono riusciti a scovare la vita dal nulla e mettere in piedi veri paesi che ancora oggi portano l’impronta della loro storia surreale.

Nel 1952, i deportati ricevevano carte d’identità con la stigmate D.O. (Domiciliu obbligatorio, domicilio forzato). *
Il confine passava dietro casa: decine di poliziotti a cavallo lo sorvegliavano giorno e notte, picchiando o uccidendo chi osava avventurarsi oltre.

Negli anni le capanne sono lentamente diventate vere case e tanti non se ne sono più andati nemmeno quando il regime lo ha consentito. “Noi abbiamo tirato su con le nostre mani la nostra chiesa, il consultorio medico, la scuola, la polizia, l’oratorio, tutto. Qui c’è il nostro lavoro e il nostro sudore”, racconta Stavre Furtos (47 anni), che ha sotterrato la propria madre proprio dove era stata portata per morire, a Fundata. *


Tutto questo a meno di 100 chilometri dalla trafficata capitale, Bucarest. Ma tanto era bastato per uscire dal mondo, come partoriti al contrario. Una piccola Siberia trasferita nel cuore della pianura.

Più tardi, leggendo la storia di altri paesi, mi sono accorta di quanti nomi diversi possono acquisire le Siberie nel mondo. A dire il vero, potrebbero anche non avercelo affatto un nome, dato che tutti quelli che ci vanno finiscono per perderlo e a volte non restano nemmeno le iniziali da incidere su una croce.

Una domanda si insinua, come un minuscolo serpente velenoso: sarà che forse ogni paese ha la sua Siberia, la sua terra di nessuno dove portare i passi di chi non la pensa come noi?

È poi così lontano questo posto? Forse meno di quanto crediamo...

*dati, nomi, citati e fotografie tratti da “Adevarul” (http://www.adevarul.ro/actualitate/social/Mica_Siberie-dupa_60_de_ani_0_452955305.html)

Articolo letto 1841 volte : Commenti (8) RSS comment feed

Commenti

# Domenico
6 aprilie 2011 13:00
Certo, ogni paese ha la sua Siberia, indipendentemente dal fattore climatico, ma purtroppo nascono sempre, solo, e comunque dalle siberie del cuore umano
7 aprilie 2011 08:06
Peccato che tra di noi che viviamo fuori dalla Romania come ospiti per esempio in Italia c'e ancora qualcuno che la tragica storia della Romania e dei romeni non importa , al contrario si candidano nel nome di tutti come rappresentante di tutti i romeni senza essere autorizzata pero' , per le nuove elezioni comuniste del Comune di Milano ! Mi dispiace che in questo Centro culturale c'è qualcuno che vuole fare politica comunista e " si candida per loro". Mi sembra un paradosso ! Questi fenomeni non hanno la mia stima e rovinano l'immagine dei romeni che sono stanchi e stuffi di propagande comuniste! Lo scopo del Centro Culturale Romeno era di fare Cultura e promuovere ogni forma d'arte per farsi conoscere in un contesto italiano come precursori di una cultura romena che ha esistito il secolo scorso e che purtroppo e' stata sradicata dalle ideologie politiche comuniste! Ci sono dei limiti ! La libertà dei romeni che vivono a Milano viene usata ai scopi propagandistici ! Che vergogna!
8 aprilie 2011 08:27
Istoria Romaniei si a Romanilor este atit de tragica si evenimentele istoriei noastre pina la 24 dec 1989 si dupa , vor ramine pe veci intiparite in sufletul meu si al altora care nu vor uita niciodata persecutiile si teroarea in care se traia acolo ! Noi cei care am avut norocul sa plecam de acolo ca sa luam viata in piept de la zero pe alte meleaguri si alte tari ca emigranti sa nu uitam niciodata de unde am plecat si care sint radacinile noastre , toti avem o datorie de a transmite generatiilor urmatoare celor de dupa noi toate aceste mesaje ale poporului nostru atit de amarit si care a suferit si continua sa sufere consecintelele celei mai feroce dictaturi totalitare din Europa de Est pentru ca s-a indepartat de bunul Dumnezeu! Tineri comunisti ignoranti care sustineau o ideologie gresita a Partidului Comunist cu multa sete de putere si cu o ura impotriva altor clase sociale , tineri comunisti si activisti de partid infiltrati periculosi farà credinta si farà scrupule , care au trimis oameni innocenti si nevinovati in Baragan la munca fortata sau sa moara acolo nevinovati sint considerati criminalii culturii romanesti din Bucuresti. De citi ani are nevoie Romania sa se refaca pe plan cultural si economic? Centrele Culturale romanesti din strainarate cum ar fi Centrul Cultural Italo -Romeno din Milano nu poate sa tolereze persoane care fac politica comunista in interiorul Centrului pentru ca profilul acestui centru este strict cultural si nu trebuie folosit ca o platforma de lansare a unor elemente care doresc sa se afirme in numele Romanilor din Milano la candidatura unor Partide de natura comunista pentru Primaria din Milano! Romanii cu familiile lor au ales Milano ca sa traiasca si sa munceasca cinstit in Milano si nu fac politica ! Se bucura de aceleasi drepturi de care se bucura orice cetatean din Comunitarea Europeana si nu trebuiesc sa fie uzati sa voteze pentru alegerile PCI din Primaria din Milano. Romanii sa -si vada de treaba ca sint oameni muncitori si cinstiti sint recunoscatori Primariei din Milano pentru ospitalitatea cu care sint primiti la Milano si de generozitatea milanezilor de aici ! Este foarte urit sa fim vazuti prost si de populatia locala! Pentru a se integra in societatea culturala din Milano un roman de la Centrul Cultural Italo-Romeno din Milano nu trebuie sa faca politica si mai RAU daca este si comunista!
# Nicoleta
1 iulie 2011 11:58
Complimente Angela Gabriela Bercea,ai absoluta dreptate in tot ceea ce spui si eu sunt romanca emigrata in Milano si chiar m-a dezamagit foarte mult faptul ca romanii nostri nu-si mai amintesc ce a insemnat comunismul pentru noi,se vede ca multi uita de unde au plecat!

Complimentele mele,
Nicoleta
3 iulie 2011 11:38
Diffonderò questo post, pubblicandolo sul mio blog (http:\\www.italian-samizdat.com) perchè è giusto che si sappia come il comunismo ha agito durante il suo imperversare.
Non solo, finora, l'informazione è stata frammentaria e incompleta, ma si è svolta una vera e propria opera di occultamento della verità, proprio per mano dei comunisti stessi, che hanno cercato per decenni di falsare la realtà.
Io, nel mio piccolo, cerco di diffondere quante più notizie sull'argomento, dando al comunismo una immagine che è molto diversa da quella proposta da individui quali Togliatti, o Berlinguer.
Dissenso
3 iulie 2011 11:55
Basta con questa perversa teoria del comunismo voi che siate i più perversi tra di voi e non siete in grado di avere un paese unito che funzioni bene per tutti perché ce' troppa perversità nell' informazione. Voi credete che potete cambiare il mondo , quale mondo ! Il buon lavoro si fa nella vostra cucina dove nessuno ha voglia di lavare i piatti ! Tutti vogliono comandare !
3 iulie 2011 12:22
Cine este credi credincios si Are credinta in bunul Dumnezeu si in Sfinta fecioara Maria nu poate fi Comunist ! Straduiti-va sa ginditi si sa va comportati Asa in viata si unul fata de altul cu credinta ! Singurul lucru care conteaza in acest Univers este Dragostea, Iubirea , Respectul , pacea si Intelegerea intre noi ! Daca sintem capabili de aceste elemente ne merge bine in viata! Incercati si voi si va garantez ca veti fii feliciti ! Sanatate la Toti si numai bine va doresc! traiasca Regele Romaniei !
3 iulie 2011 12:27
Chi e' credente e ha la fede non può essere chiamato comunista ! Cambi il nome del Partito ma se credi nella Vergine Maria e nel nostro Signore Jesu Cristo non puoi diffondere la teoria del comunismo, dell'odio e dell'invidia e dell'arroganza! Cerca un altra strada per la pace e la serenita' e vedrai che la triverai. Buona Domenica!

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