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Storia
Alle colline che circondano Cluj la vista abbraccia i monumenti simbolo della varietà etnica e religiosa della Transilvania. Cluj, Kolozsvár, Klausenburg: la toponomastica della città più grande della regione parla tre lingue, come gli studenti della sua più grande università, la Babes-Bolyai, dove si tengono corsi in romeno, ungherese e tedesco. Sono quasi 90mila i giovani che provengono da ogni parte della Transilvania e che danno alla città un volto vivace, animando biblioteche e caffè.
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Con l’insediamento del cosi-detto “governo democratico” il 6 marzo 1945, assistiamo alla nascita del regime ateo-comunista in Romania. Come accaduto nell’Unione Sovietica il regime comunista si oppose alla Chiesa cristiana romena considerandola come un’istituzione ostile per l’ideologia atea. In questa situazione la Chiesa ortodossa romena, la maggiore confessione in Romania, aveva due alternative: combattere apertamente contro il regime comunista oppure adottare un atteggiamento di moderata chiusura e di coabitazione.
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La “passione” per l’urbanistica accomuna e caratterizza tutti i regimi totalitari: fondare città nuove, cambiare quelle esistenti, erigere monumenti sono gli atti fondamentali di un sistema politico che si prefigge il controllo delle coscienze, e quindi manipolazione della memoria, individuale e collettiva. In questa storia, la Romania di Ceauşescu, costituisce un capitolo a sé, per l’estensione e la profondità degli interventi programmati, delle devastazioni compiute. Soprattutto dopo il 1977, la campagna di demolizioni, a partire dagli interventi che hanno sconvolto Bucarest, ebbe una doppia funzione.
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Lo studio approfondito delle relazioni italo-romene inizia godere di un’importante bibliografia. La presentazione schematica dello specifico culturale italo-romeno, con radici che partono dal Medio Evo, rappresenta un’importante prospettiva nella ricostruzione attuale di un’immagine comune. La mia ricerca intende portare in discussione gli aspetti più rilevanti che riguardano il ventaglio culturale rappresentato dai contributi maggiori, sia dalla parte italiana quanto da quella romena, e che costituiscono un buon argomento per le future ricerche. Mi sono soffermata su alcune iniziative in grado di testimoniare il contributo culturale portato sia dai romeni che dagli italiani, evidenziando che le idee culturali portano sempre l’armonia e la bellezza tra i popoli.
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E' uno dei personaggi del mondo antico che suscita anche oggi un interesse particolare non solo per la sua bravura come architetto, essendo uno dei più grandi dell'antichità, ma anche per il fatto di lasciare una impronta artistica nei suoi grandi progetti. Per la storia antica dei romeni lui rimane il personaggio che ha cambiato il corso della storia costruendo un ponte sul Danubio, che ha facilitato nel modo diretto i legami del Impero Romano con il territorio conquistato.
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di Delia Radu
I rom sono la minoranza più numerosa in Europa. Secondo le ultime stime, due terzi dei circa 10 milioni di rom vivono in Europa centrale e orientale. Vi proponiamo in seguito uno studio realizzato da BBC, dedicato alla storia, la cultura e i problemi sociali dei rom. Lo studio, che verrà presentato in più episodi, è stato realizzato nel 2005 e analizza la storia dei rom, dall'antichità fino all'Olocausto, mettendo in rilievo i loro problemi, le cose che gli separano e gli uniscono e quale potrebbe essere il loro futuro nell'Europa del secolo XXI.
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Marco Antonio Canini è considerato un patriota e filologo. Nasce a Venezia nel 1822. Nel 1849 combatte nella difesa di Venezia e, dopo lungo esilio nella Penisola balcanica e in Oriente, partecipa alla guerra del 1866. Trasferitosi a Parigi, vi pubblica nel 1868 un libro di ricordi ("Vingt ans d'exil"), poi, rimpatriato, insegna lingue nella Scuola superiore di Venezia. Autore della canzone patriottica "Addio, mia bella, addio". Vi sono poche parole che definiscono a breve la vita di Marco Antonio Canini.
Ci soffermeremo in questo piccolo saggio ad una parte importante della sua vita – i suoi ragioni di conoscere la Romania (Principati Romeni) e partecipare nei diversi modi alla sua vita politica, sociale e culturale.
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L'unione dei Principati Romeni si iscrive nella storia della nazione romena come uno dei momenti importanti della costituzione dello stato moderno, unitario ed indipendente. L'unificazione della Moldavia e Valacchia ha segnato una conquista irreversibile dei Romeni, inaugurando una tappa importante nel processo di compimento della Romania moderna.
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di Marco Baratto
Questo articolo è stato pubblicato il 22 giugno 2005 sul giornale "Il Cittadino". I problemi legati all'eventuale indipendenza e unità dell'Italia, così vivacemente discussi durante gli anni rivoluzionari e del Regno d'Italia, non ebbero eco nelle sale del Congresso di Vienna e l'ipotesi di uno status indipendente per la Lombardia, sostenuta da molti esponenti dell'illuminata aristocrazia milanese, non fu presa in considerazione dalle potenze vincitrici. Il mancato accoglimento delle richieste autonomistiche e indipendentiste alimentarono in buona parte degli italiani la necessità d'esprimere in altre forme il proprio dissenso.
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Sul piano internazionale Stefano il Grande si è impegnato a stringere alleanze con popoli e stati interessati nella lotta contro l'Impero ottomano e fra questi con la Repubblica Veneta. Quest'ultima ha sostento due guerre con gravi perdite contro l'Impero Ottomano, proprio durante il regno di Stefano. In questo contesto leggiamo nell'archivio di una richiesta di aiuti militari (1476) da parte del Principato della Moldavia alla Repubblica Veneta, accolta favorevolmente
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