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Articoli & studi
Le elezioni in Moldavia, manco a dirlo, hanno dato la vittoria al satrapo comunista Vladimir Voronin, uomo di Mosca messo a capo di un paese che resta di lingua e cultura neolatina, malgrado i numerosi sforzi di snazionalizzazione e di travaso di popolazioni, tipici della strategia sovietica sulle nazionalità.
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Il presente articolo propone ai lettori alcune delle idee portanti di uno studio più complesso ed articolato pubblicato nell’Annuario dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, n. 9/2007, Bucarest, Casa Editrice dell’Accademia Romena, 2008, pp. 351-380. Seguirà una seconda parte.
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Intervista a Mario Deaglio, professore di Economia Internazionale all’Università di Torino Editorialista economico de “La Stampa”
Nel presente contesto della realtà romena in Italia, molto discussa e controversa, Lei, da editorialista economico de “La Stampa”, è una delle poche voci che hanno espresso, nella stampa italiana, un punto di vista riflessivo più complesso e articolato, documento e informato in proposito. Citerei qui il Suo articolo del 8 novembre 2007 intitolato “L’uomo nero, il Rom e il Romeno”. Qual è oggi l’immagine dei Romeni in Italia e come viene essa formata e deformata dai media, anche in chiave identitaria, etnica e culturale?
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Intervista con Roberto SCAGNO - Professore di lingua e letteratura romena, Università di Padova
In che termini descrive oggi la situazione dei romeni in Italia, tra realtà e percezione?
Il successo dell’Olimpiade d’Inverno di Torino (febbraio 2006) probabilmente non ci sarebbe stato senza il lavoro degli operai romeni che sono stati indispensabili nella collaborazione alla costruzione, in tempi forzatamente ristretti, di nuovi impianti sportivi e di alloggiamenti per i turisti in città e nelle vallate montane sedi delle competizioni sportive, e all’ampliamento e al miglioramento delle infrastrutture. Tutto è avvenuto senza vittime e incidenti gravi.
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l ripetersi di vicende di cronaca nera che vedono protagonisti cittadini romeni e i conseguenti riflessi negativi sui mass media italiani ripropongono il tema dell’immagine collettiva dei romeni in Italia. Su questa cruciale questione, Afrodita Carmen Cionchin, docente all’Università di Padova, ha realizzato nei mesi scorsi una importante inchiesta che ha coinvolto illustri personalità del mondo culturale italiano. L’inchiesta, già pubblicata in romeno sulla rivista culturale “Orizont” di Timisoara (www.revistaorizont.ro), viene ora proposta ai visitatori del nostro sito, in tre successive parti. Di seguito, la prima
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Il 29 marzo saranno commemorati 20 anni dalla morte del monaco e scrittore Nicolae Steinhardt. Nato il 12 luglio 1912 nel villaggio Pantelimon, vicino a Bucarest, in una famiglia ebrea, Nicolae Steinhardt è stato condannato dai servizi segreti romeni, nel 1959, a 13 anni di lavoro forzato perché aveva rifiutato di deporre testimonianza contro lo scrittore e filosofo Constantin Noica. Dopo solo due anni dal suo arresto, ha ricevuto in prigione il battesimo "sotto il sigillo dell`ecumenismo", come testimonierà più tardi nel suo libro "Il Diario della felicità".
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La storia dell’Unione Europea è sempre stata caratterizzata da una crescente integrazione delle economie partecipanti e dalla progressiva estensione dell’Unione a nuovi membri. Ai primi 6 paesi (Francia, Italia, Repubblica Federale Tedesca, Belgio, Olanda e Lussemburgo) che nel 1957 avevano firmato il Trattato di Roma dando luogo alla Comunità Economica Europea (CEE), sono andate aggiungendosi nel tempo nuove nazioni che hanno contribuito a rendere sempre più vasti i confini dell’UE.
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Con l’insediamento del cosi-detto “governo democratico” il 6 marzo 1945, assistiamo alla nascita del regime ateo-comunista in Romania. Come accaduto nell’Unione Sovietica il regime comunista si oppose alla Chiesa cristiana romena considerandola come un’istituzione ostile per l’ideologia atea. In questa situazione la Chiesa ortodossa romena, la maggiore confessione in Romania, aveva due alternative: combattere apertamente contro il regime comunista oppure adottare un atteggiamento di moderata chiusura e di coabitazione.
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La “passione” per l’urbanistica accomuna e caratterizza tutti i regimi totalitari: fondare città nuove, cambiare quelle esistenti, erigere monumenti sono gli atti fondamentali di un sistema politico che si prefigge il controllo delle coscienze, e quindi manipolazione della memoria, individuale e collettiva. In questa storia, la Romania di Ceauşescu, costituisce un capitolo a sé, per l’estensione e la profondità degli interventi programmati, delle devastazioni compiute. Soprattutto dopo il 1977, la campagna di demolizioni, a partire dagli interventi che hanno sconvolto Bucarest, ebbe una doppia funzione.
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di Delia Radu
I rom sono la minoranza più numerosa in Europa. Secondo le ultime stime, due terzi dei circa 10 milioni di rom vivono in Europa centrale e orientale. Vi proponiamo in seguito uno studio realizzato da BBC, dedicato alla storia, la cultura e i problemi sociali dei rom. Lo studio, che verrà presentato in più episodi, è stato realizzato nel 2005 e analizza la storia dei rom, dall'antichità fino all'Olocausto, mettendo in rilievo i loro problemi, le cose che gli separano e gli uniscono e quale potrebbe essere il loro futuro nell'Europa del secolo XXI.
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