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Articoli & studi
di Mihai Mircea Butcovan
Ancora una volta gli ultimi stupri di donne hanno riportato in primo piano, paradossalmente, invece del principio dell'inviolabilità del corpo e della mente delle donne, la questione della nazionalità dello stupratore. Di nuovo si pensa che la violenza sulle donne arrivi quasi esclusivamente con lo straniero, specialmente con il romeno, certamente meno «perbene» di quanto non sia lo stupratore italiano.
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di Marco Roncalli
Sibiel, piccolo paese sperduto nei Carpazi. Qui si trova il più grande museo delle icone orientali su vetro, capolavori spesso sconosciuti dell’arte bizantina raccolti dall’opera infaticabile di un prete rumeno. Un’esposizione diventata un importante centro ecumenico.
Scriveva il teologo san Giovanni Damasceno, il più grande difensore del culto delle sacre icone: «Fin dai tempi antichi, Dio l’incorporeo e l’incircoscritto non fu mai raffigurato. Ora, tuttavia, quando Dio è stato visto rivestirsi di carne [...] faccio un’immagine del Dio che io vedo.
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Come risaputo, la Romania ha avuto i suoi tempoi difficili e il suo tributo pagato all’oppressione comunista. Molti si sono visti passare tutta la vita sotto il regime, altri solo la giovinezza o l’infanzia. Per tutti è stato un pesante fardello da portare e ha lasciato una profonda e indelebile traccia nella loro memoria. Pur avendone fatto le spese solo per 23 anni, la scrittrice Ingrid Coman cerca, in qualche modo, di farsi carico di tutto questo dolore ancora nascosto, portarlo alla luce e trasformarlo in parole da offrire al lettore desideroso di comprendere.
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“Vengo da molto lontano, dall’inizio del secolo, quando Cézanne era ancora vivo e Picasso non aveva ancora spezzato le forme. Ed erogato di essere un pittore” (Il volume di memori di Corneliu Baba, “Appunti di un pittore dell’Est” /Însemnările unui pictor din Est, casa editrice della Fondazione Culturale Romena, ottobre 1997). Corneliu Baba nato a Craiova (distretto di Dolj), nel 1906, si spegnerà a Bucarest, nel 1997. Ha vissuto due guerre mondiali, tre cambiamenti radicali del sistema politico, un secolo di vita. Forse il più importante pittore figurativo dell’Europa dell’Est, Corneliu Baba è stato testimone del ventesimo secolo dall’inizio alla fine.
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Dopo i concerti straordinari sostenuti dal gruppo psaltico "Stavropoleos" nelle Basiliche Santa Maria Gloriosa dei Frari e San Marco, sabato, 13 dicembre, ore 18:30, l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia ha continuato la serie di manifestazioni festive con la presentazione dell’edizione italiana del volume "Icone su vetro di Sibiel. Il Museo Zosim Oancea" di Giovanni Ruggeri, con una prefazione del dott. Lorenzo Streza, Arcivescovo di Sibiu e Metropolita di Ardeal, e una postfazione del dott. Dorin Oancea.
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dott. Alexandra Malina Hating
Il presente saggio si proporre come un breve sguardo dal punto di vista storico sul regime parlamentario romeno fino alla Rivoluzione del dicembre 1989. La storia del Parlamento della Romania inizia in Valacchia, dove fu adottato un documento costituzionale, il Regulamentul Organic(1831-1832); questo statuto fu adottato anche dalla Moldavia e gettò le fondamenta per le istituzioni parlamentari nei Principati romeni. La Convenzione di Parigi del 19 agosto 1858 e specialmente lo (“Statuto di Sviluppo” di quella convenzione (che introdusse un parlamento bicamerale, fondando il Corpul ponderator, poi chiamato Senat), adottò l’iniziativa del principe (Domnitor) Alexandru Ioan Cuza1, con un plebiscito nel 1864 che allargò il principio della rappresentanza nazionale.
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Essere nati in Romania, dall’altra parte del muro, mi fa provare una strana sensazione di timido orgoglio. La timidezza, che deriva dall’idea del mio entusiasmo per cose che all’occhio occidentale appaiono insignificanti, scontate, si accompagna alla fierezza di essere cresciuti in un mondo incantato dove si impara ad apprezzare il valore delle piccole cose. I miei ricordi d’infanzia, simili a quelli di milioni di altri est-europei, indubbiamente suonano strani all’orecchio occidentale e solo pochi dei miei coetanei capirebbero quale speciale celebrazione rappresentava per noi l’arrivo di merci rare, prelibate e in quanto tali razionate, come arance o cioccolato. La notizia si diffondeva a macchia d’olio nel quartiere : “Hanno portato arance all’angolo”, in pochi minuti una massa di persone si radunava davanti al santificato detentore di tale opulenza, di solito una semplice commessa elevatasi, per l’occasione, alla carica di divinità, che immancabilmente iniziava a urlare ordini: “Tutti in fila”; “Solo cinque a testa”.
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“La Romania non ha nulla da invidiare agli altri paesi europei!” (Lorenzo Bernorio, coordinatore delle attività di ricerca dell’Osservatorio sulla reciproca percezione d’immagine tra italiani e romeni)
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Scrivere sulla cultura del tuo popolo, quando ti trovi a 2000km distanza del tuo paese, significa commozione, responsabilità e “tensione” nella terminologia di Murray Krieger (“La teoria della critica”). Scrivere di Mircea Cărtărescu, il più grande poeta, prosatore e critico romeno e, per di più, il tuo professore durante la Facoltà, è un onore. Dopo tanti anni, ho incontrato Mircea Cărtărescu (nato a Bucarest, nel 1956), il 6 di settembre, a Mantova, al Festival della Letteratura.
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Poeta latino (Sulmona 43 a C - Tomis 17 d C). Sulmona oggi si trova in provincia dell'Aquila, Tomi è l'antico nome della città romena di Costanza sulla sponda occidentale del Mar Nero. Di famiglia equestre, giunse fanciullo a Roma per gli studi e subito rivelò, alla scuola di retorica, le sue doti poetiche. Si perfezionò, come s'usava, ad Atene, visitò l'Asia Minore e l'Egitto e di ritorno a Roma entrò nel circolo letterario di Messalla Corvino. Ebbe molti amori e tre mogli, l'ultima delle quali gli rimase fedele fino all'estremo. Ricoprì alcune cariche pubbliche di scarso rilievo.
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